UilTucs: “No al dumping contrattuale”

Il convegno “Dumping? No grazie! La buona contrattazione a tutela dei diritti e per lo sviluppo del territorio”, ha messo attorno allo stesso tavolo sindacati, imprese, consulenti del lavoro e mondo accademico per affrontare uno dei nodi più critici del mercato del lavoro pugliese: il fenomeno del dumping contrattuale, che colpisce soprattutto i settori del turismo, del commercio e dei servizi. L’iniziativa, promossa dalla UILTuCS Puglia – la categoria della UIL che rappresenta i lavoratori di questi comparti – ha visto la partecipazione della presidente della CCIAA di Bari Lucia Di Bisceglie, del segretario organizzativo UIL Puglia Stefano Frontini, del presidente dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Bari Francesco Longobardi, del docente dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” Alessandro Ventura, del direttore di Confcommercio Bari e BAT Mauro Portoso, del direttore scientifico del Centro Studi ANCL Bari Francesco Stolfi, del presidente ANCL Bari Leonardo Pascazio, e dei vertici UILTuCS regionale e nazionale.
Al centro del dibattito, l’urgenza di arginare pratiche sleali che minano la dignità del lavoro e la competitività sana tra le imprese. Il dumping contrattuale – l’applicazione di contratti collettivi “pirata” o di secondo livello meno tutelanti – è infatti un fenomeno diffuso nei settori più esposti alla precarietà, dove la pressione sui costi si traduce spesso in compressione dei diritti e dei salari. Un fenomeno che assume dimensioni ancora più drammatiche se si considera il divario territoriale: tra un cameriere del Nord e uno del Sud Italia c’è una differenza che può arrivare fino a 400 euro mensili, con retribuzioni che al Nord oscillano tra i 1.500 e i 1.800 euro mentre al Sud si fermano attorno ai 1.400 euro.
Nel complesso, lo stipendio medio lordo mensile al Nord si aggira intorno ai 2.000 euro, mentre al Sud non supera i 1.350 euro, con un divario di quasi il 50% pari a circa 8.450 euro lordi annui in più per i lavoratori settentrionali.
Per il segretario generale nazionale UilTucs, Paolo Andreani, “il lavoro povero non è un’inevitabile conseguenza della globalizzazione, ma il frutto di scelte precise che hanno permesso al dumping contrattuale di prosperare indisturbato”. Andreani ha puntato il dito contro un sistema “che consente la proliferazione di contratti collettivi che esistono solo sulla carta per aggirare le tutele previste dai contratti nazionali più rappresentativi. Il dumping non danneggia solo i lavoratori, costretti ad accettare salari da fame e condizioni di lavoro indegne, ma colpisce anche le imprese serie che si trovano a competere con chi fa concorrenza sleale abbattendo il costo del lavoro. Per questo serve un intervento legislativo chiaro e non basta la denuncia. Servono norme che riconoscano efficacia solo ai contratti firmati dalle organizzazioni sindacali e datoriali realmente rappresentative, con criteri misurabili e verificabili. Solo così si può fermare la corsa al ribasso e restituire dignità al lavoro nei settori del commercio, del turismo e dei servizi”.
“Nei prossimi giorni – ha dichiarato il segretario generale UilTucs Puglia, Marco Dell’Anna – firmeremo, congiuntamente a Filcams e Fisascat, un protocollo tra organizzazioni sindacali e Confcommercio Puglia per tutelare il lavoro sano, contro il dumping contrattuale in un settore particolarmente colpito da questo fenomeno, un accordo che potrebbe segnare una svolta nelle relazioni industriali regionali. E chiediamo alla prossima amministrazione regionale di contribuire a dare gambe a questo impegno serio, per dare concretezza al percorso intrapreso, valorizzando le best practice della bilateralità. Occorrono infatti politiche attive che sostengano chi sceglie la strada della contrattazione collettiva seria, premiando le aziende che investono in qualità e tutele. Solo così sarà possibile costruire un mercato del lavoro equo, in cui dignità e competitività non siano in contraddizione, ma due facce della stessa medaglia per uno sviluppo che non lasci indietro nessuno”.
“Al CNEL risultano oltre 1.050 contratti, ma più del 60% non è firmato da sindacati rappresentativi: così proliferano i ‘pirata’ che abbattono salari e tutele, alimentando lavoro povero e precarietà, aumentando le fila dell’esercito di lavoratori fantasma, senza futuro, diritti, prospettive”, ha denunciato Stefano Frontini, segretario organizzativo della UIL Puglia. “Il dumping è sinonimo di discriminazione. Non è un caso se in Puglia oltre metà dei lavoratori guadagna meno di 1.000 euro al mese, con stipendi tra i più bassi d’Italia e differenziali enormi con i lavoratori del Centro-Nord, se l’80% dei nuovi contratti attivati è a tempo determinato. Serve rafforzare la rappresentanza per garantire diritti e retribuzioni dignitose. Serve rinnovare e applicare correttamente i contratti firmati dai sindacati più rappresentativi”.