Imu, Puglia penalizzata

La pressione tributaria locale non è più tollerabile per le famiglie, i lavoratori e i pensionati della nostra regione. Contestualizzando i dati sull’Imu diffusi dal dipartimento Stato Sociale, Politiche Economiche Fiscali e Previdenziali, Mezzogiorno e Immigrazione della UIL risulta chiaro che i 927,5 euro medi che pagano i pugliesi sono un peso eccessivo in una regione che ha strutturalmente i salari tra i più bassi d’Italia. Il divario con il resto del Paese e del nord continua ad amplificarsi, trasformando anche il ceto medio in nuovi poveri.

“L’Imu, accanto all’Irpef regionale e comunale, anch’esse soggette ad aumenti importanti negli ultimi periodi, è l’ennesima forma di erosione degli stipendi dei pugliesi. Tra inflazione, caro vita e stipendi bassi, una pressione tributaria locale così alta erode ancor di più il potere d’acquisto delle famiglie, vanificando lo sforzo fatto dal sindacato per ottenere la detassazione degli aumenti contributivi e quindi un aumento concreto dei salari delle lavoratrici e dei lavoratori” dichiara Stefano Frontini, segretario generale Uil Puglia.

Seppur leggermente al di sotto della media nazionale, si tratta comunque di tariffe che vanno dai 617 euro della provincia di Lecce ai 1089 di quella di Bari. Cifre non parametrate agli stipendi, che ricordiamo sono fermi a 29.076 euro lordi annui, ben più bassi sia della media nazionale pari a 32.991 euro sia di quella delle regioni meridionali, pari a  29.777 euro. Anche i recenti dati sui prezzi al consumo diffusi dall’Istat si inseriscono in questo contesto con la Puglia sesta regione italiana con un indice pari a 3,3, al di sopra della media nazionale (3,2).

“Siamo di fronte a un sistema profondamente iniquo che penalizza la Puglia, così come il Mezzogiorno, in modo sproporzionato. Non è possibile che in una regione con stipendi tra i più bassi d’Italia, l’impatto delle tasse locali sia superiore a quello delle aree più ricche del Paese. L’Imu, nata per gravare sui patrimoni, oggi si traduce nell’ennesimo fattore di erosione diretta e violenta dei salari di lavoratori e pensionati che faticano ad arrivare alla fine del mese. Non bastano i bonus una tantum o i piccoli correttivi. Serve una riforma strutturale e profonda del catasto che restituisca equità e progressività al prelievo fiscale, legando le tasse al reddito reale delle persone e non a rendite teoriche e superate. Al contempo, la priorità assoluta deve essere il rinnovo dei contratti e l’aumento strutturale degli stipendi. Senza interventi urgenti sui salari e sulle tasse locali, la Puglia rischia una desertificazione economica e sociale senza ritorno”.

“Chiediamo agli amministratori locali – conclude Frontini – di farsi parte attiva della nostra battaglia, aprendo un confronto serio sulla pressione fiscale locale e sulle modalità con cui vengono utilizzate le risorse pubbliche. Non possiamo accettare che a pagare il prezzo delle difficoltà economiche siano sempre gli stessi: lavoratori, pensionati e famiglie. La Puglia ha bisogno di un nuovo patto sociale fondato su equità, lavoro di qualità e redistribuzione della ricchezza. Ridurre le disuguaglianze e garantire salari dignitosi deve tornare a essere la priorità di ogni scelta politica ed economica”.

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