Svimez: crescita in Puglia tra luci e ombre

“Dati nel complesso buoni, ma da leggere con grande attenzione e cautela, soprattutto per quanto riguarda le ricadute reali su occupazione, qualità del lavoro e salari”.
È il commento del segretario generale della UIL Puglia Stefano Frontini ai dati Svimez che confermano anche quest’anno una crescita del Mezzogiorno superiore rispetto al Centro-Nord, con una dinamica positiva che riguarda anche la Puglia.
“La crescita complessiva è un elemento incoraggiante – spiega Frontini – e va sottolineato il dato sugli investimenti in opere pubbliche: nel triennio 2022-2025 la nostra regione si colloca ai vertici nazionali, ben oltre la media del Paese. Tuttavia, non è il caso di lasciarsi andare a facili entusiasmi, né di fermarsi al mero dato quantitativo: occorre verificare quale sia stata la capacità di trasformare queste risorse in interventi realmente capaci di migliorare la qualità della vita delle persone, ridurre le disuguaglianze, sostenere le fasce più fragili, rafforzare il tessuto produttivo e rendere i territori più connessi, attrattivi e competitivi, sia in favore delle comunità di persone che delle realtà imprenditoriali. La vera sfida, infatti, non è solo spendere risorse, ma generare valore stabile e duraturo per le comunità. Inoltre, gran parte di questi investimenti è legata alla fase straordinaria del Pnrr: sarà fondamentale capire quale strategia si intenda mettere in campo per accompagnare il fisiologico ridimensionamento dovuto alla fine di questa spinta finanziaria eccezionale, evitando che il rallentamento degli investimenti pubblici possa tradursi in una frenata della crescita proprio quando servirebbe, invece, consolidarla.”
“Restano inoltre alcune criticità che non possiamo ignorare. Il valore aggiunto di settori strategici come industria e costruzioni continua a segnare il passo: mentiremmo se ci dicessimo sorpresi, è un segnale che conferma quanto denunciamo da tempo, ovvero la necessità di un vero piano industriale per rilanciare il sistema produttivo pugliese e meridionale, dopo anni di immobilismo istituzionale e politico”.
Il nodo principale resta, però, il lavoro. “Lo evidenzia anche Svimez: l’occupazione in Puglia cresce, ma con un rallentamento rispetto al passato e soprattutto senza un adeguato aumento della stabilità. La crescita del lavoro stabile, in Puglia come nel Mezzogiorno, è legata ancora e in gran parte alla permanenza di lavoratrici e lavoratori più anziani in posizioni già consolidate, mentre diminuiscono le trasformazioni dei contratti a termine in rapporti a tempo indeterminato, soprattutto tra giovani e fasce di età centrali”.
“Anche sul fronte salariale – conclude Frontini – la riduzione del divario tra Nord e Sud, sebbene in atto, è troppo lenta. I salari pugliesi restano tra i più bassi d’Italia e cresce il numero dei lavoratori poveri: persone che hanno un’occupazione, ma non una reale sicurezza economica e sociale”.
“E’ il momento della responsabilità e anche a livello locale nessuno può sottrarvisi. Serve quindi un doppio impegno: rafforzare e valorizzare la contrattazione di secondo livello come volano per alzare l’asticella salariale e delle tutele e aprire un confronto con le istituzioni locali per ridurre il peso della fiscalità territoriale, che rischia di vanificare i risultati postivi ottenuti attraverso i contratti nazionali. A partire dalla detassazione degli aumenti contrattuali”.