Evasione fiscale, Puglia maglia nera d’Italia

“Con un‘evasione fiscale che ha superato i 90 miliardi l’anno l’impegno statale e locale porta risultati risibili che non ci faranno raggiungere quegli obiettivi di giustizia sociale che si fonda sulla redistribuzione della ricchezza proprio attraverso una equa pressione fiscale” spiega Gianni Ricci, segretario generale Uil Puglia.

Secondo uno studio del servizio Stato Sociale, Politiche Fiscali e Previdenziali, Immigrazione della Uil, alla vigilanza dello Stato centrale dovrebbero affiancarsi gli enti locali, per prossimità e conoscenza del territorio. Oggi, la legge incentiva il contrasto all’evasione fiscale attraverso il ristorno di una quota, che è variata in percentuale negli anni, dell’ammontare recuperato dai Comuni. Ma così in realtà non è. Le somme redistribuite ai Comuni sono ancora marginali e disomogenee e, in molti casi, in calo rispetto al passato. Una dinamica che può riflettere sia un ridimensionamento delle attività d’accertamento sia l’effetto del taglio della compartecipazione statale, passata dal 100 al 50 per cento, che rende meno conveniente l’impegno.

“La Puglia ha recuperato nel 2024 appena 3.780,53 euro da due Comuni: Bari (1.775,60 euro) e Ugento (2.004,93 euro). Cifre irrisorie, briciole che tra l’altro continuano a diminuire. Nel 2023 il Comune di Bari aveva riscosso più del doppio. Con questo sistema non solo l’evasione continuerà a crescere ma non si potranno mai redistribuire quelle somme necessarie a finanziare servizi e opere necessarie ai territori. La sperequazione non riguarda solo il rapporto Nord-Sud, a dimostrazione di una generalizzata mancanza di personale formato ad hoc su tutto il territorio. Così assistiamo a una disomogenea distribuzione delle risorse con la Lombardia che ha raccolto oltre 1,2 milioni di euro, l’Emilia Romagna mezzo milione e la Liguria che ha superato i 418mila euro” continua Ricci.

Allo stato attuale, molti municipi, specie medio‑piccoli, non dispongono di personale formato in materia tributaria o di fondi sufficienti. Inoltre, la cooperazione con l’Agenzia delle Entrate resta farraginosa e mancano uffici in grado di utilizzare banche dati complesse. Soprattutto non esiste un piano nazionale che definisca standard, incentivi, criteri di trasparenza e, magari, premi per le amministrazioni virtuose. Il risultato è che la capacità degli enti locali di riscuotere in modo efficace quanto spetterebbe loro è compromessa.

“La lotta all’evasione può portare a risultati per il territorio solo se sinergicamente tutti operano per il medesimo risultato. La conoscenza dei territori e delle dinamiche locali in capo alle amministrazioni può essere senza dubbio d’aiuto nella lotta, ma serve personale dedicato, bisogna investire in formazione continua, creati uffici intercomunali, una integrazione digitale piena con l’Agenzia delle Entrate, per accedere in tempo reale alle informazioni catastali e reddituali e produrre segnalazioni qualificate. Un premio annuale alle migliori performance, affiancato a un Rapporto pubblico sulle attività dei Comuni” conclude Ricci.

LEGGI LO STUDIO COMPLETO QUI

https://www.uil.it/documents/Studio%20Uil%20contributo%20Comuni%20contro%20evasione%20-%20luglio%202025.pdf

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