Sorpasso pensionati-lavoratori: la Puglia peggio di tutti

“Il mercato del lavoro in Puglia è disallineato, la nostra regione ha il peggior disequilibrio d’Italia nel rapporto tra pensionati e lavoratori. Sappiamo da tempo del sorpasso dei primi sui secondi, ma ora dobbiamo fare i conti con il peggior saldo del Paese. Abbiamo 1.535.677 pensionati e 1.303.971 lavoratori con un saldo negativo di -231.706 unità. Un dato che mette in affanno le finanze pubbliche e che, nostro malgrado, è destinato a peggiorare, entro il 2029 andranno in pensione, in tutto il Paese, altri 3 milioni di lavoratori compromettendo ancora di più l’equilibrio dei conti pubblici e la stabilità economica e sociale dell’Italia. Urge quindi un piano a lungo termine sul lavoro che superi la frammentazione degli interventi annuali, offrendo una strategia coerente per lo sviluppo delle politiche attive del lavoro che porti benessere stabile e duraturo alla società” dichiara Stefano Frontini, segretario organizzativo Uil Puglia.

È Lecce ha registrare il dato peggiore, non solo di Puglia, ma d’Italia, ultima provincia al 107esimo posto con un saldo negativo di -90.306 persone (346.568 pensionati e 256.262 lavoratori). Bari è l’unica provincia con un saldo positivo, 458.121 pensionati e 469.810 lavoratori (+11.689 il saldo). A far compagnia a Lecce in fondo alla classifica tutte le altre province. La Bat è 91esima con 134.387 pensionati e 115.724 lavoratori (-18.663 unità il saldo); al 96esimo posto c’è Brindisi con 152.348 pensionati e 129.324 lavoratori (-23.024 il saldo); 100esima Foggia con 219.913 pensionati e 186.469 lavoratori (-33.444 il saldo); 104esima Taranto con 224.340 pensionati e 146.382 lavoratori (-77.958 il saldo).

“È tempo di adottare, a livello regionale, un piano pluriennale del lavoro che metta al centro le persone e la dignità occupazionale attraverso una programmazione a lungo termine e condivisa. Basta con contratti precari che servono solo a lievitare il posizionamento in qualche classifica senza incidere positivamente sulla qualità della vita delle persone. Non servono bonus o misure spot serve un intervento strutturale capace di affrontare le sfide del mercato e di gestire l’invecchiamento della popolazione in un contesto dominato dalle crisi internazionali che impattano sul tessuto socio-economico pugliese e dalla sfida della transizione digitale e verde. Un piano che preveda investimenti in formazione e riqualificazione dei lavoratori, che individui misure specifiche per donne e giovani e che sia capace di calibrare gli impatti occupazionali sui territori.  Il lavoro sano e stabile crea sviluppo ed equità sociale e rappresenta un valore fondamentale per il contrasto all’illegalità. È a questo che dobbiamo mirare” conclude Frontini.

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