Fiera del Levante: occupazione, salari e sicurezza temi non pervenuti

“I ponti attraversati dal commercio sono costruiti dalle lavoratrici e dai lavoratori che instancabilmente, mattone dopo mattone costruiscono la nostra società. Uno sguardo più ampio e nitido, non quello miope della politica e di gran parte delle istituzioni, sarebbe in grado di vedere tutte queste persone che vivono come fantasmi, senza prospettive, senza certezze, senza futuro e a volte anche senza presente”.

Il segretario generale della Uil Puglia, Gianni Ricci, ha partecipato stamattina alla consueta inaugurazione della storica campionaria della Fiera del Levante. Un’occasione per proporre obiettivi ambiziosi per la Puglia e per il Mezzogiorno, che però ancora una volta si è rivelata una passerella senza concretezza, travolta dalle schermaglie della campagna elettorale.

“Di lavoro si è parlato poco o niente, mentre da Roma in giù aumenta l’esercito dei fantasmi, persone che lavorano con contratti instabili, a tempo determinato, con salari irrisori, precari e poveri oltre ogni giustificazione plausibile. La visione è sfocata se al centro delle politiche regionali e nazionali non c’è il lavoro. Vorremmo che le istituzioni nazionali e locali ponessero un’attenzione maggiore verso temi ancora troppo ignorati come i salari e la sicurezza sui luoghi di lavoro.

Ha fatto bene il sindaco di Bari Vito Leccese a richiamare l’attenzione sui lavoratori del pubblico impiego e degli enti locali, sulle cui spalle gravano le responsabilità dell’attuazione del Pnrr, in condizioni inaccettabili di carenza di organico e con salari fermi da troppo tempo. Ma denunciare non basta: i sindaci e le istituzioni locali diventino anch’essi attori dell’azione che la Uil ha intrapreso da anni, spesso in solitudine, per restituire dignità ai lavoratori degli enti locali e, di conseguenza, efficacia alla pubblica amministrazione.

I numeri, quelli veri, raccontano un’altra Italia, un altro Mezzogiorno, un’altra Puglia rispetto a quella narrata sotto i riflettori delle telecamere della Fiera e sulle pagine dei giornali. L’occupazione aumenta, ma meno di 1/6 delle assunzioni pugliesi nel 2024 sono state a tempo indeterminato e i contratti a tempo determinato trasformati in indeterminato sono stati appena il 5%. La Puglia è 15esima per livello delle retribuzioni e un milanese guadagna mediamente quasi 10mila euro in più ogni anno di un barese. Quindi quello che si crea è lavoro povero e instabile.

Abbiamo anche ricordato che in Puglia si continua a morire di lavoro, un controsenso inaccettabile. Le vittime nel 2025 sono già 21, stando all’ultimo report dell’Inail è la nona regione per incidenti mortali sul lavoro, stabilmente in zona rossa/arancione per numero di morti sul lavoro da oltre quattro anni. Sono state formalizzate 7.415 le denunce di infortuni sul lavoro in Puglia nei primi quattro mesi di quest’anno, di cui 6.287 in occasione di lavoro e 1.128 in itinere. Dalle ispezioni condotte dall’Inail in oltre i ¾ dei casi sono state riscontrate irregolarità e di queste il 68% riguardava proprio la sicurezza sul lavoro. E’ una strage silenziosa alla quale va posto un argine, puntando all’obiettivo #ZeroMortiSulLAvoro.

Abbiamo apprezzato l’attenzione del governo alla nostra proposta di stanziare una parte importante dell’avanzo Inail per la sicurezza nei luoghi di lavoro, ma bisogna e si deve fare di più, a ogni livello, non solo nazionale. Oggi il presidente Emiliano ha salutato la Regione, chiudendo di fatto un ciclo. Dalla nuova giunta ci aspettiamo un deciso cambio di passo, perché al di là di una convocazione sulla sicurezza rimasta senza seguito e soprattutto senza misure concrete, nulla finora è stato fatto per fermare la strage. Come nulla è stato proposto concretamente, in una vetrina nazionale come quella di oggi, per evitare la desertificazione occupazionale a cui stiamo assistendo in Puglia, figlia anche di una deindustrializzazione crescente che costringe sempre più giovani talenti ad abbandonare questo territorio”.

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