Ammortizzatori sociali: Puglia sesta per ore autorizzate

“La fragilità strutturale del mondo del lavoro sta sgretolando il tessuto produttivo e sociale pugliese. Secondo lo studio del Servizio lavoro, coesione, territorio della Uil sugli ammortizzatori sociali nei primi sei mesi di quest’anno il ricorso agli ammortizzatori sociali in Puglia è, nel suo complesso, lievemente diminuito (-3,5%). Tuttavia, analizzando con attenzione i dati, non c’è nulla da esultare. La diminuzione è dovuta in buona parte ai licenziamenti collettivi e alle chiusure aziendali e non è un caso che la cassa integrazione straordinaria, che in molti casi è l’anticamera della cessazione dell’attività d’impresa e quindi del licenziamento, sia aumentata del 7,9% su base regionale. La Puglia è la sesta regione d’Italia per numero di ore autorizzate di cassa integrazione e fondo di solidarietà, dopo regioni che hanno un numero di lavoratori attivi ben più alto (Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna e Toscana). Questo ridimensiona sensibilmente il segno “meno” generale e sta a significare che siamo ancora ben oltre la soglia d’allarme. Scorrendo i dati provinciali risulta che nelle province tradizionalmente ad alta industrializzazione, come Taranto, il ricorso alla cassa integrazione continua ad aumentare (+29,7% con 11.477.244 ore autorizzate), ennesimo sintomo di un pericolosissimo processo di de-industrializzazione. E che Foggia sta vivendo una situazione drammatica con un aumento del 119% delle ore autorizzate (pari a 865.022) che la colloca al decimo posto tra le prime 15 province per variazione del ricorso alla cassa integrazione. Scendono Bari (-39,4% e 3.754.512 ore), Bat (-7% e 681.290 ore), Brindisi (-1,3% e 796.102 ore) e Lecce (-40,9% e 2.092.388 ore). Questi dati, purtroppo, non fanno che avvalorare quel che sosteniamo da tempo. Pur non discutendo il trend positivo sulla crescita occupazionale, infatti, è un dato altrettanto oggettivo che la tipologia di lavoro che sta aumentando è solo quello povero e precario. Il potere d’acquisto e i salari già troppo bassi dei pugliesi (28.485 euro lordi annui, 15esimi nella classifica nazionale) sono ulteriormente erosi da un massiccio ricorso agli ammortizzatori sociali, che impoverisce ancor più la classe lavoratrice della nostra regione, ampliando la forbice occupazionale e di competitività con realtà più attrattive” dichiara Gianni Ricci, segretario generale Uil Puglia.