Svimez, giovani pugliesi pagati poco e senza prospettive

“Secondo il rapporto “Un Paese, due emigrazioni” della Svimez, perdura una forte polarizzazione territoriale: il Mezzogiorno, Puglia compresa, continua a svolgere il ruolo di fornitore netto di capitale umano, mentre il Centro-Nord mantiene una maggiore capacità di assorbimento occupazionale dei laureati”, dichiara Stefano Frontini, Segretario Generale UIL Puglia.


“La Puglia non è una terra che non forma competenze. Al contrario, i nostri atenei rappresentano presìdi di qualità, producono laureati preparati e competitivi, capaci di affermarsi in qualsiasi contesto nazionale ed europeo. Il problema è che troppo spesso li formiamo per vederli andar via”.


I numeri parlano chiaro. La retribuzione media netta di un laureato in Puglia è pari a 1.726 euro per gli uomini e 1.498 euro per le donne, con una media complessiva di 1.589 euro, al di sotto della media italiana di 1.654 euro. Il confronto con le principali economie europee rende ancora più evidente il divario, con retribuzioni annue lorde che superano i 50 mila euro.


Ma non è solo una questione di salario. Il vero nodo è la qualità e la densità delle opportunità. Oltre un quarto dei laureati formati in Puglia – il 26,5% nello specifico – non trova nel territorio le condizioni per costruire il proprio futuro professionale e sceglie di spostarsi altrove. Di questi, il 12,1% si dirige verso il Nord-Ovest, il 6% verso il Nord-Est, il 6,5% al Centro e l’1,9% all’estero. Non si tratta di un fenomeno marginale: significa che quasi tre giovani laureati su dieci sentono di dover cercare fuori regione le opportunità che qui non riescono a trovare.


“È arrivato il momento che la Puglia affronti una questione ormai consolidata. E’ un dato di fatto che la nostra regione forma i suoi giovani per poi vederli andar via a causa di un mercato del lavoro incapace di trattenerli. E per affrontare questo tema non si può più prescindere dalla questione dei salari bassi e dalla difficoltà di accesso dei giovani al mercato. Il diritto a restare non è uno slogan. È una scelta politica. Il tema della contrattazione, anche quella di secondo livello, deve diventare centrale nelle politiche della Regione Puglia. La corretta applicazione dei contratti sottoscritti dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, la valorizzazione degli stessi e il contrasto al dumping contrattuale sono tre elementi chiave per dare risposte serie a una generazione che ormai convive con il fenomeno del lavoro povero. Il rispetto dei contratti deve necessariamente entrare a far parte di quelle condizionalità che chiediamo da tempo di inserire in maniera esigibile in tutti i pacchetti di finanziamento alle imprese che vogliono investire da noi”.


Frontini punta poi l’attenzione sul tema della formazione. “Abbiamo chiesto all’assessore Di Sciascio e alla nuova amministrazione regionale di ribaltare, con coraggio, l’attuale paradigma. Chiediamo di mettere in campo un ragionamento di sistema, condiviso e che coinvolga anche il mondo universitario, non più una polverizzazione delle risorse, ma una spesa oculata che accompagni la stesura e l’attuazione di un vero e proprio progetto Puglia a lungo termine, favorendo la creazione di occupazione sana, stabile e di qualità”.

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