Fondi europei: spesa a rilento in Puglia

“C’è una colpevole, ingiustificata lentezza nell’impiego dei fondi europei”. A più di tre anni dall’avvio della programmazione 2021-2027, l’effettivo utilizzo delle risorse europee per lo sviluppo del Paese e per la riduzione dei divari sociali, territoriali e occupazionali è ai minimi termini.

E’ quanto emerge da un monitoraggio del servizio Lavoro, Coesione e Territorio della Uil, sui dati del Dipartimento Politiche di Coesione dell’utilizzo dei fondi strutturali europei, ed in particolare, del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR), che finanzia misure per rafforzare la coesione economica, sociale e territoriale, intervenendo sugli squilibri tra le Regioni; del Fondo Sociale Plus (FSE+), che finanzia interventi per il lavoro, la formazione e l’inclusione, e del Fondo per la Giusta Transizione (JTF), che sostiene gli interventi per le aree della Provincia di Taranto e del Sulcis Iglesiente.

“La Puglia con una dotazione finanziaria di 5.577.271.655 certificati, ha speso appena 485.542.912 pari all’8,7%, peggio fanno solo la Sicilia (7,3%) e la Campania (8,5%). È paradossale che tre regioni meridionali, pur essendo le maggiori beneficiarie dei fondi a livello nazionale siano state in grado di ottenere le tre peggiori performance, basti pensare che il Friuli Venezia Giulia ha quasi triplicato la performance pugliese con il 22,4% e l’Emilia Romagna l’ha quasi raddoppiata (17%). Una chiara incapacità di segnare un’inversione di tendenza per il territorio e per i cittadini, nonostante l’enorme mole di risorse assegnate dall’Unione Europea. Non ci sono alibi per l’inerzia e le lungaggini evidenziate dai dati. La prospettiva di un benessere equo e condiviso richiede un ripensamento dell’esistente e la Puglia si è mostrata ancora una volta incapace di progettare e ancor meno di realizzare interventi strutturali capaci di incidere sull’occupazione, sulla qualità dei servizi e sulla coesione sociale. È necessario ripensare profondamente i meccanismi di spesa, rafforzare la capacità amministrativa e rendere centrale il confronto con le parti sociali, affinché le risorse europee diventino davvero leva di sviluppo, di competitività e di crescita del territorio. Un appello, quest’ultimo, che lanciamo in particolare alla nuova amministrazione regionale, alla quale chiediamo una decisa accelerazione, sia quantitativa che qualitativa, rispetto al recente passato”, denuncia, dati alla mano, il segretario generale della Uil di Puglia, Stefano Frontini.

“L’incapacità di avere una visione si evince anche dal grado di impiego dei fondi europei dei programmi nazionali che hanno o dovrebbero avere ricadute su tutti i territori e quindi anche la Puglia. Appare quindi anomalo e incomprensibile, dopo tutti i discorsi sulla giusta transizione, scoprire che la quota nazionale di fondi spesi per questa misura, non solo è la più bassa di tutte, ma raggiunge appena l’1,8% contro una media di tutti gli altri programmi che va dal 13 al 16%. Quando chiediamo una governance seria e lungimirante della transizione, largamente intesa, da quella tecnologica a quella energetica, che viaggi sul binario parallelo di una transizione sociale ed occupazionale che tuteli le persone, i loro diritti e non lasci indietro nessuno, intendiamo proprio questo: investire per creare le condizioni di una transizione giusta, che crei nuove prospettive e diventi leva di una migliore redistribuzione del reddito. Invece, lo dicono i numeri che non mentono mai, la politica finora ha galleggiato nella mediocrità e rischia ora, seriamente, di perdere un’occasione più unica che rara di imboccare la strada di uno sviluppo e di una competitività davvero sostenibili, in tutti i sensi”.

“Gli effetti negativi di questo inspiegabile immobilismo sulla vita delle persone, sulle nostre lavoratrici e lavoratori sono innegabili. Di fronte ad una policrisi denunciata da tutti gli organi nazionali e internazionali, si continua a perdere tempo, come se la vita delle persone, la dignità e la qualità del loro presente non avesse valore. Stiamo ancora una volta andando incontro a un clamoroso fallimento nel perseguimento di un cambiamento tanto invocato eppure mai realizzato, di porre le pietre angolari di una visione credibile e solida della Puglia da qui ai prossimi dieci anni” conclude Frontini.

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