Tari alle stelle: “Manca una visione impiantistica regionale”

Tre province pugliesi sono tra le dieci province italiane con la tariffa Tari più alta (Brindisi con 529 euro, a Barletta 517 euro; a Taranto 509 euro). Bari è quinta tra le città metropolitane (435 euro) e tutte le province sono al di sopra della media nazionale che si ferma a 350 euro (Bari 435 euro, Foggia 475 euro, Taranto 509 euro, Lecce 365 euro, Brindisi 529 euro, Barletta 517 euro).


“Tariffe così elevate, in alcuni casi oggettivamente insostenibili, non sono giustificate né dalla qualità del servizio di raccolta e di smaltimento né da una maggiore produzione di rifiuti, che al netto dei flussi turistici in esponenziale aumento è sostanzialmente e proporzionalmente invariata. Piuttosto è il risultato di un sistema regionale inefficiente e privo delle infrastrutture impiantistiche necessarie per abbattere i costi di smaltimento e, di conseguenza, per valorizzare l’impegno, dimostrato dai numeri, dei cittadini pugliesi nell’effettuare la raccolta differenziata” spiega Stefano Frontini, segretario generale della Uil Puglia, sull’Indagine conoscitiva sulla tassa rifiuti realizzata a cura del Servizio Stato Sociale, Politiche Fiscali e Previdenziali, Immigrazione della UIL.


“Da anni ribadiamo, inascoltati, la necessità, a questo punto improrogabile, di una accelerata in termini di efficienza e innovazione nella gestione del ciclo dei rifiuti. Le risorse per la realizzazione di impianti moderni e tecnologicamente avanzati, che permettano di applicare i criteri europei di autosufficienza e prossimità nella gestione del ciclo dei rifiuti, ci sarebbero, ma la Regione, attraverso la sua agenzia regionale l’Ager, si è mossa a passo di lumaca, ai confini del totale immobilismo, continuando a puntare su proroghe per la capienza delle discariche e su sistemi di smaltimento ormai vetusti in gran parte dei Paesi civili, per nulla sostenibili in futuro oltre che pericolosi per l’ambiente. Realizzare impianti attesi e spesso già finanziati da anni non solo incrementerebbe gli standard qualitativi del servizio e creerebbe nuove opportunità occupazionali, ma abbatterebbe il ricorso a impianti privati e i costi insopportabili di smaltimento che oggi sono costretti a sostenere i Comuni che, di conseguenza, si ribaltano sui pugliesi, già gravati da un’inflazione che ne ha messo a dura prova i redditi familiari”.
Concepita per coprire i costi di raccolta e smaltimento la Tari si è trasformata in un prelievo, sempre più gravoso, scollegato dal principio di equità fiscale e dai livelli reali di servizio offerti.


“È l’ennesima tegola sulle spalle delle lavoratrici e dei lavoratori pugliesi vessati da tasse e balzelli di ogni sorta che ne riducono al minimo le capacità di spesa. Si inquadra in un contesto di fragilità economica delle famiglie che si consolida sempre più, con stipendi fermi da oltre trent’anni che non garantiscono più neanche il soddisfacimento dei bisogni primari. Per tutte queste ragioni chiediamo alla nuova amministrazione un deciso cambio di passo in tal senso. Il presidente Decaro, che è stato nel recente passato il leader dei sindaci italiani, intervenga personalmente e con coraggio, ascoltando le parti sociali e l’Anci, su un tema che riguarda non solo l’economia delle famiglie pugliesi, ma la tutela dell’ambiente del territorio, un patrimonio che va tutelato con ogni mezzo” conclude Frontini.

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