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Disoccupazione in crescita in Puglia

BARI – Mentre su scala nazionale il tasso disoccupazione a maggio 2019, con il 9.9%, raggiunge il suo valore più basso dopo oltre sette anni, l’ultima istantanea scattata dall’Istat mette in evidenza in Puglia un mercato del lavoro ancora preoccupante, con la disoccupazione generale salita al 16.7%, ovvero +0.9% rispetto all’ultimo trimestre del 2018. Indici che acuiscono la forbice rispetto al resto d’Italia e, in particolare, con il Nord (6.8%) e il 6.4% della media europea. Inoltre, benché in flessione del 2.8% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, in Puglia è ancora considerevole la differenza rispetto al periodo ante crisi: +5.6%.
In valori assoluti, la dinamica delle persone in cerca attivamente di occupazione nella nostra regione è di 239mila unità, 13mila disoccupati in più in termini congiunturali. Poi, ancora più ragguardevole è la distanza rispetto al periodo precedente alla grande crisi iniziata nel 2008: ben 80mila disoccupati in più in cerca attivamente di lavoro.
Inoltre, con tutte le conseguenze negative tra cui la perdita di più generazioni di potenziali lavoratori, resta la piaga sociale della disoccupazione dei giovani che continua a viaggiare su numeri spaventosi: il 43.6% è senza lavoro in Puglia. Altro fenomeno preoccupante è quello dei così detti Neet: sono 303mila i cittadini (fascia 15-34 anni) della nostra regione che non studiano, non lavorano e non hanno intrapreso alcun percorso formativo.
“Purtroppo – commenta Franco Busto, segretario generale della UIL di Puglia – non sono positivi per la Puglia gli ultimi dati Istat del mercato del lavoro. Continua la forte criticità occupazionale dei giovani che coinvolge oltre quattro giovani su dieci. In tale contesto, al netto di qualche misura inclusiva, l’impegno del Governo, così come quello delle istituzioni locali, è insufficiente e questa fascia di persone è ancora troppo interessata da un forte utilizzo di tirocini e da impieghi discontinui con danni incalcolabili per tali generazioni e, di conseguenza, per il territorio. Sulla stessa falsariga è il cosiddetto fenomeno del part-time involontario, che genera incertezza e forte instabilità per i lavoratori. Pertanto, occorre un’occupazione di qualità e, in tal senso, servono politiche di sviluppo e investimenti quali condizioni necessarie per creare sana e stabile occupazione, così come sarebbe auspicabile una riduzione strutturale del costo del lavoro per il lavoro a tempo indeterminato e una più equa politica fiscale, quali imprescindibili presupposti di una politica del lavoro che vada nella giusta direzione. Infine, è imprescindibile dare impulso ai tanti cantieri ancora bloccati nel Mezzogiorno, ma attraverso strumenti che chiudano le porte a infiltrazioni illegali e che garantiscano la sicurezza dei lavoratori”.

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