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Inail, dati infortuni mortali sul lavoro impietosi

BARI – “Suona come una beffa atroce la diffusione dei dati Inail sugli infortuni mortali sul lavoro proprio il giorno dopo il decesso del giovane operaio in provincia di Bari, fredde statistiche e dura realtà che si incrociano a testimoniare come, specialmente nel Mezzogiorno e conseguentemente in Puglia, la sicurezza sul posto di lavoro sia ancora un diritto non garantito”.

Lo afferma Franco Busto, segretario generale della Uil di Puglia.

“L’incremento, a livello nazionale, delle denunce di casi mortali non ci coglie, purtroppo, di sorpresa. Denunciamo da anni l’incompiuta necessità di una legge più capillare ed efficace che intervenga a gamba tesa sulla sicurezza nei posti di lavoro, in particolare in settori dove il mancato rispetto delle regole e, sovente, addirittura l’illegalità dilagano. Si pensi, ad esempio, solo per citare i casi più eclatanti, ai settori dell’edilizia e dell’agricoltura, che continuano a vantare il triste primato di infortuni, mortali e non, sul lavoro: i controlli della magistratura e delle forze dell’ordine sono fondamentali, ma senza un solido supporto normativo e senza investimenti concreti in prevenzione non bastano, ce lo insegna la storia e la cronaca degli ultimi tempi. In tal senso, riteniamo quindi assurdo e inconcepibile il taglio applicato ai fondi per la sicurezza sul lavoro: 410 milioni di euro in meno tra il 2019 e il 2021 per le risorse strutturali destinate all’Inail per finanziare progetti di investimento e formazione in salute e sicurezza”.

Busto riapre, infine, il sanguinoso capitolo del caporalato. “Le statistiche regionali sulle morti sul lavoro – spiega – sono pesantemente e non a caso condizionate dalle tragedie estive che hanno coinvolto lavoratori immigrati nelle campagne della Capitanata. Abbiamo incontrato in diversi frangenti il Premier Conte, il Ministro del Lavoro Di Maio e il Ministro dell’Interno Salvini, ma da allora nulla è cambiato, siamo rimasti nel campo degli annunci e della propaganda. La nostra proposta di individuare e valorizzare meccanismi virtuosi di premialità per quelle aziende che investono su una produzione di qualità e su un’occupazione sana e legale è tuttora lettera morta”.

“Il 9 febbraio – conclude Busto – manifesteremo unitariamente e massicciamente a Roma anche per ribadire che questo immobilismo è inammissibile: il lavoro deve essere sinonimo di vita e di sicurezza, non di morte e sofferenza”.

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