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Rapporto UIL: frena ancora la Cassa Integrazione in Puglia

Il 10° rapporto “UIL – Politiche Attive del Lavoro” mette in luce l’ennesima frenata per la cassa integrazione in Puglia. Nell’ottobre 2018, infatti, sono state autorizzate poco meno di 750mila ore, il 37,4% in meno rispetto a settembre 2018. Ma il dato più preoccupante deriva dal parallelo tra le ore concesse nel periodo gennaio-ottobre 2017 e gli stessi mesi dell’anno in corso: -60,3% (30.917.082 ore del 2017 contro le 12.262.947 ore del 2018), peggio della nostra regione solo Abruzzo, Molise e Umbria. Numeri che, tradotti in posti di lavoro salvaguardati dagli ammortizzatori sociali, segnano un bilancio estremamente negativo: sono 11.000 i lavoratori che, rispetto al 2017, non potranno usufruire di un fondamentale strumento di integrazione salariale.

A livello provinciale, il calo maggiore si registra nella provincia di Taranto (-79,1%), seguita da Bari (-45,8%), Lecce (-41,3%), Foggia (-39,5%) e Brindisi (9,6%).

Settorialmente, a pagare maggiore dazio, in Puglia, è l’artigianato, che vede calare le richieste di cassa integrazione del 76,3% rispetto al 2017, percentuale vicina a quella dell’industria (-70%), ma anche il commercio e la grande distribuzione segnano decisamente il passo (-15,7%).

“Sostenere che il calo della cassa integrazione coincida con una ripresa dell’economia regionale – dichiara Franco Busto, Segretario generale della UIL di Puglia – significa avallare un’equazione inesatta e approssimativa, che non rispecchia affatto la realtà del territorio, tuttora contraddistinta dagli strascichi, pesanti, di una crisi durissima. I recenti dati nazionali sul calo dell’occupazione, infatti, sono fin troppo chiari e dimostrano come la minore richiesta di accesso alla cassa integrazione sia più che altro dovuta all’atteggiamento di tante aziende che, non avendo più accesso agli ammortizzatori sociali e in assenza di piani di reindustrializzazione, scelgono di percorrere la strada dei licenziamenti diretti. Del resto, non è un caso che a tali andamenti del principale strumento di integrazione salariale corrisponda una crescita delle domande di Naspi, che hanno ormai superato abbondantemente quota un milione in quel che va di 2018, con un incremento congiunturale pari al doppio e in escalation costante anno dopo anno”.

“A questo punto – conclude Busto – diventa improrogabile un tavolo di confronto con il Governo, già sollecitato in più frangenti, sul tema degli ammortizzatori sociali, frettolosamente abbandonati dal precedente Esecutivo e che invece necessitano, oggi più che mai, di una riforma concreta al fine di poter tutelare, nel miglior modo possibile, sia le imprese che i posti di lavoro, in particolare nel Mezzogiorno”.

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