Uil Puglia

Riduzione iscritti ai sindacati, la UIL in controtendenza

“Lo studio pubblicato da Demoskopika rappresenta un motivo di orgoglio per la UIL, unico sindacato che va in controtendenza rispetto al calo generalizzato, in particolare al Sud, degli iscritti alle organizzazioni confederali. Un’analisi che vale anche per la Puglia, dove a fronte di una emorragia di deleghe stimata in circa 66mila unità, la UIL ha chiuso il biennio 2016-2017 in attivo, sintomo che l’attività quotidiana nei posti di lavoro è stata apprezzata e riconosciuta dai lavoratori. Tuttavia, al di là dei numeri, lo studio di Demoskopika meriterebbe un’analisi socio-politica più approfondita, perché è fin troppo facile trarre la conclusione, semplicistica, di un sindacato in crisi senza considerare il contesto occupazionale e produttivo nazionale e regionale in cui tale fenomeno si è verificato”.

Sono le dichiarazioni di Franco Busto, Segretario generale della UIL di Puglia.

“La crisi, nerissima, che ha colpito il Paese e il Mezzogiorno, Puglia compresa, dal 2008 ha bruciato, nonostante la lenta e sofferta ripresa degli ultimi tempi, circa 1 milione e mezzo di posti di lavoro in Italia. Allo stesso modo, fino al 2017, dall’inizio della crisi economica, il numero dei part-timers involontari è salito di 1,3 milioni e quello degli inattivi di 400.000. Una catastrofe occupazionale che ha spinto il tasso di disoccupazione in doppia cifra, con picchi elevatissimi al Sud e in Puglia (oltre il 19%), in particolare tra giovani (al di sopra del 50%) e donne, senza considerare i milioni di ore di cassa integrazione e di mobilità richiesti in quasi un decennio. Logico che, in una situazione emergenziale come quella descritta dalle statistiche, il sindacato abbia pagato uno scotto importante in termini di deleghe, senza tuttavia, elemento non di poco conto, mai abdicare al proprio ruolo di difensore dei diritti dei lavoratori. Potremmo citare decine di esempi, solo in Puglia, in cui la UIL, ma i sindacati confederali in generale, si sono battuti strenuamente, senza lesinare sforzi e risorse, per tutelare lavoratori licenziati o in regime prolungato di ammortizzatori sociali, quindi non iscrivibili formalmente all’organizzazione”.

“A qualche esponente politico – conclude Busto – che in queste ore sta dedicando il proprio (ben retribuito) tempo, anche sui social, a fare le pulci alla presunta crisi del sindacato, ricordiamo che la stessa politica non naviga certo in buone acque a livello di affidabilità, se è vero, come è vero, che ormai alle urne accorre mediamente poco più della metà degli aventi diritto, un calo percentuale di credibilità ben più rilevante rispetto a quello registrato da alcuni sindacati… con la differenza che noi non godiamo o esultiamo delle “disgrazie altrui”. Siamo convinti, infatti, che un Paese è in salute, che un territorio è in salute, quando l’articolo 1 della Costituzione è rispettato, quando alla base della società c’è l’occupazione, quella sana e onesta. E quando tra la politica e le parti sociali esiste un’interlocuzione seria e concreta, legittimata da un reciproco rispetto e mirata a restituire dignità al lavoro, in un contesto di crescita e di sviluppo produttivo ed economico”.

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