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Puglia, calo vertiginoso della cassa integrazione

Sono 9 milioni e 272mila circa, secondo i dati elaborati dal servizio Politiche Attive del Lavoro della UIL, le ore di cassa integrazione autorizzate in Puglia nel primo semestre del 2018, -62,5% rispetto alle 24 milioni e 719mila autorizzate nello stesso periodo di riferimento del 2017. Un calo vertiginoso di richieste, il secondo dato statistico più alto d’Italia, secondo solo, in termini percentuali, al Molise (-66%).

Il ricorso alla cassa integrazione, ha permesso di salvaguardare, da gennaio a giugno 2018, 9.091 posti di lavoro in aziende pugliese, a fronte dei 24.235 salvaguardati nel primo semestre 2017. Il settore che, in Puglia, più ha fatto ricorso alla Cig è ancora una volta l’industria, con 5 milioni e mezzo di ore circa autorizzate (-74% sul 2017), ma l’edilizia conferma le difficoltà degli ultimi anni, attestandosi a oltre 2 milioni di ore (+125% sul 2017), così come il commercio, che con 1 milione e mezzo di ore riduce di pochissimo il dato 2017 (-56%).

“Guai ad interpretare i dati come positivi – è il monito di Franco Busto, Segretario generale della UIL di Puglia - sarebbe una leggerezza clamorosa. Le ore di cassa integrazione sono legate alle situazioni di crisi aziendali, tuttavia ed è sotto gli occhi di tutti che sempre più realtà produttive, favorite dalla normativa attuale, scelgono la strada del licenziamento collettivo senza alcun paracadute reddituale per i lavoratori, senza dimenticare lo stato di precariato dilagante che ha invaso il tessuto economico pugliese: grazie alla iattura del Jobs Act addirittura aggravata, da questo punto di vista, dal decreto dignità, i contratti a tempo determinato ormai non costituiscono più l’eccezione, ma la regola, non fornendo alcuna garanzia a livello di misure di sostegno al reddito in caso di difficoltà dell’azienda”.

A confermare la lettura del Segretario della UIL regionale, arrivano i dati sulla disoccupazione. “A una sostanziale diminuzione delle ore di cassa integrazione concesse, fa triste eco una disoccupazione ancora ferma su numeri allarmanti: +19,5%, con quella giovanile ancorata al 51,2%. Insomma, c’è chi frettolosamente potrebbe parlare di uscita dalla crisi, in realtà il Mezzogiorno e la Puglia stentano ancora a tirarsi fuori dal pantano, anche in considerazione del fatto che la nostra regione è costituita, per oltre il 70%, da piccole e medie aziende che non hanno requisiti per accedere al salvagente degli ammortizzatori sociali”.

“Ci auguriamo – conclude Busto – che il Governo e il Parlamento rivedano il decreto dignità, sul quale continuiamo a manifestare profonde perplessità, intervenendo piuttosto sul sistema degli ammortizzatori sociali, penalizzato oltremodo dagli Esecutivi precedenti. Più che garantire l’occupazione, l’impressione è che il decreto dignità sia infatti uno spot elettorale che favorisce il precariato e il licenziamento facile, una misura improvvisata che nell’insieme mal si coniuga con il sistema economico, produttivo e occupazionale meridionale, ancora afflitto pesantemente dai postumi di una crisi lancinante”.

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