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Liste di attesa: nota unitaria dopo l’audizione in III Commissione Consiliare

Nell’audizione di ieri innanzi alla III Commissione Consiliare della Regione Puglia sulla proposta di Legge che introduce “Misure per la riduzione delle liste d’attesa in sanità – Primi provvedimenti”, CGIL, CISL, UIL e le categorie FP CGIL, FP CISL, UIL FPL , nel farsi interpreti del grave allarme sociale che suscita il tema in discussione, hanno rappresentato i limiti dell’attuale proposto intervento legislativo. Il disegno di legge Amati non introduce novità sostanziali che non siano già previste da Regolamenti, Contratti di Lavoro e Leggi Nazionali (Decreto Balduzzi). In particolare, quanto viene avanzato in tema di sospensione dell’attività intramoneia, in caso di disallineamento tra quest’ultima e l’attività in regime istituzionale, rappresenta solo una delle diverse misure organizzative che possono prevedersi nella definizione dei Piani Aziendali che spetterebbe già oggi ai Direttori  Generali delle Asl assumere (senza bisogno della legge) per l’abbattimento delle liste di attesa. Una misura, quindi, quella della sospensione dell’Alpi che qualora dovesse essere assunta, in maniera avulsa da una pianificazione e programmazione delle attività di cura, rischierebbe di creare, non solo un danno in termini di servizio offerto ai cittadini che sarebbero costretti a rivolgersi al privato con aggravio di spesa, ma pure un rilevante danno economico per le casse regionali, dal momento che potrebbe indurre un incremento notevole della mobilità passiva, pregiudicando  l’obbiettivo previsto dal piano operativo, che invece impone di ridurla”.

“Rispetto all’Alpi occorre un monitoraggio in tempo reale (e non come avviene oggi a distanza di mesi, circostanza questa che rende inattuabili le previsioni dell’art.2 del Disegno di Legge che parlano di pubblicazione bimestrale dei dati del monitoraggio dei tempi di attesa; con quali sistemi informatici le ASL dovrebbero assicurare tale impegno?); occorre che si rilevi settimanalmente lo scarto tra i volumi di attività libero-professionale in intramoenia e quelli offerti in regime istituzionale, in modo garantirne l’equilibrio. Per abbattere i tempi di attesa, occorre, quindi, una progettazione strategica che innovi l’organizzazione del lavoro, anche attraverso una migliore distribuzione del personale nei vari turni di servizio; occorrono nuove le assunzioni – bene le stabilizzazioni, ma non bastano in quanto non aumentano il personale in servizio, e per questo servono, non solo la sostituzione degli operatori collocati in pensione, ma anche nuove assunzioni per colmare le gravi carenze degli organici. Inoltre, è assolutamente indispensabile coinvolgere nei processi decisionali e organizzativi i medici di base e i pediatri di libera scelta, che sono i primi prescrittori delle prestazioni”.

“Sono ancora necessari interventi per rafforzare e riorganizzare i CUP, con personale dedicato, formato e non precario; è necessaria l’integrazione tra i CUP in modo da avere una sorta di servizio sovraziendale, regionale, in modo che tutte le prestazioni che possono essere erogate tanto dalle strutture pubbliche che da quelle convenzionate siano visibili e disponibili su tutto il territorio della Regione, così  come la loro correttezza prescrittiva. Fondamentale è poi prevedere la separazione degli accessi, prevedendo percorsi diversi dedicati uno per le prime visite ed uno per le patologie croniche, affinché queste ultime non incidano sulle liste d’attesa”.

“E’ arrivato il tempo che ognuno deve assumersi le proprie responsabilità perché si affermi il diritto alla salute nella nostra regione e per questo ci vorrebbe più coraggio, altro che la sola sanzione del taglio della retribuzione di risultato per i medici che non raggiungono gli obbiettivi indicati nel Piano Aziendale. Sarebbe stato apprezzabile che nel Disegno di Legge fosse prevista l’ipotesi che il mancato raggiungimento dell’obbiettivo dell’abbattimento dei tempi di attesa fosse motivo per la risoluzione dell’incarico di Direttore di Struttura Complessa e di quello del Direttore Generale.

Per tutte queste ragioni CGIL, CISL e UIL, con le proprie categorie dei Pensionati e della Funzione Pubblica, anche per evitare che mentre “in Via Capruzzi e Lungomare Nazario Saruo a Bari si discute, Sagunto viene espugnata”, nei prossimi giorni avvieranno una intensa fase di mobilitazione territoriale e regionale a sostegno delle proposte avanzate al Governo Regionale per la soluzione delle tante criticità che si stanno pericolosamente palesando nell’offerta di servizi sanitari e sociali ai cittadini pugliesi. E proprio per questo che come CGIL, CISL e UIL sul tema delle Liste di Attesa si è deciso di assumere una iniziativa dirompente tesa a riconoscere ai cittadini il diritto a pretendere che la prestazione richiesta possa essere fornita in intramoenia, senza costi aggiuntivi oltre al Ticket, qualora la stessa prestazione non possa essere garantita entro i tempi massimi stabiliti.  Per assicurare tale diritto CGIL, CISL e UIL distribuiranno attraverso le proprie strutture di assistenza (CAAF e Patronati) migliaia di fac simili di istanza che i cittadini possono rivolgere ai Direttori Generali delle ASL (inviandole per conoscenza al Presidente Emiliano) per ottenere che la propria richiesta, fissata oltre i tempi previsti dalla legge, sia resa in regime di attività libero-professionale intramuraria con onere a carico del servizio sanitario nazionale.

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