Uil Puglia

“Salari più pesanti, fisco più leggero”

“Salari più pesanti, fisco più leggero”. È la parola d’ordine che guiderà l’impegno e l’azione sindacale della Uil nei prossimi mesi e per il prossimo anno. L’ha lanciata il Segretario generale nazionale, Carmelo Barbagallo, dalla Fiera del Levante di Bari, dove oggi si è svolta l’Assemblea dei quadri e dei delegati della Uil delle regioni meridionali.

“È il primo dei tre appuntamenti – ha spiegato Barbagallo – i prossimi saranno a Torino e Bologna nel mese di ottobre, organizzati per raggiungere tutti gli attivisti dell’Organizzazione insieme ai quali costruire una proposta per lo sviluppo del Paese, fondata su una riforma fiscale che riduca il peso delle tasse su lavoratori e pensionati e aumenti i loro redditi”.

“Se i salari e le pensioni sono ferme, se l’inflazione è stagnante, l’economia non riprende. E il potere d’acquisto – ha ribadito il leader della Uil – può crescere attraverso i contratti, da un lato, e la leva fiscale, dall’altro. Ecco perché, per il prossimo anno, vogliamo lanciare, insieme a Cgil e Cisl, una grande vertenza per il fisco: faremo in modo che questo diventi un vero e proprio tormentone sino a quando non otterremo un risultato positivo per lo sviluppo duraturo e strutturale del Paese”.

Infine, gli altri grandi temi della giornata: lavoro, Mezzogiorno e pensioni. “Il lavoro nasce non da interventi spot, ma dagli investimenti pubblici e privati – ha precisato Barbagallo – nel Nord come nel Sud del Paese e, in questo senso, possiamo partire dal mettere in sicurezza il territorio: le risorse ci sono, ma non vengono utilizzate”.

Aldo Pugliese, Segretario generale della UIL di Puglia, snocciola i numeri della crisi occupazionale che non ha ancora abbandonato il Mezzogiorno e la Puglia.

“Al Sud, dal 2008 ad oggi non ci sono più 380mila posti lavoro. Viceversa, al Nord se ne contano 320mila in più rispetto a quelli in dotazione all’anno 2009. Un vero e proprio travaso tra due diverse aree geografiche, che sta trasformando il Sud in un Paese a sé, un Paese per vecchi, un Paese dal quale i giovani scappano alla ricerca di un futuro che non c’è in un Paese che non ha più orizzonti. 2.400.000 cittadini nati nel Mezzogiorno ormai risiedono all’estero stabilmente, dal 2004 quasi 2 milioni sono emigrati, il 51% di questi di età compresa fra i 15 e i 34 anni; 19mila giovani talenti pugliesi, i così detti cervelli in fuga, hanno scelto la strada che porta al Nord o all’estero, 5mila in un solo anno, il 2016. Il futuro sta abbandonando queste terre, il futuro non abita più qui. E’ il momento di abbandonare la politica degli spot e dei decreti: il lavoro non si crea con una legge, ma con soluzioni concrete, a cominciare da una spesa pubblica oculata, che non si faccia intrappolare da una burocrazia elefantiaca, e che punti su infrastrutture e opere pubbliche in generali, utili non solo a creare nuova e sana occupazione, ma anche a far riemergere il Mezzogiorno da quello stato di isolamento infrastrutturale ed economico in cui è piombato da tempo”.

 

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