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“La Regione Puglia impugna dinanzi alla Corte Costituzionale la nuova normativa sulla VIA, reclamando una prerogativa giuridica che poi applica a singhiozzo e male, come nel caso clamoroso del nuovo ospedale San Cataldo di Taranto”

“Siamo sostanzialmente d’accordo con il ricorso che la Regione Puglia inoltrerà alla Corte Costituzionale contro la nuova normativa che regola la VIA (Valutazione d’impatto ambientale), spostando di fatto competenze importanti in capo a Roma. Siamo d’accordo anche sulle motivazioni di fondo che muovono l’impugnazione della legge, ovvero la salvaguardia del ruolo delle istituzioni locali nei processi di sviluppo territoriale. Tuttavia, la Regione Puglia farebbe bene, oltre a predicare bene, a razzolare meglio, prima di reclamare maggiori responsabilità decisionali”.

Aldo Pugliese, Segretario generale della UIL di Puglia, si riferisce, nello specifico, al nuovo ospedale San Cataldo di Taranto, ricordando che “su un’opera strategica per la sanità regionale e per il territorio tarantino come il nuovo nosocomio, le cui vicende, partite con il famoso scandalo San Raffaele del Mediterraneo, si perdono ormai nella notte dei tempi, mancano proprio la VIA e, come se non bastasse, la VAS (Valutazione ambientale strategica). Una questione sulla quale si era espresso duramente anche l’ex direttore dell’Arpa, Giorgio Assennato, la cui denuncia però, proprio come le nostre, era finita in qualche cassetto o in qualche cestino. Ecco perché suona veramente assurdo che la Regione Puglia reclami con tanta forza, addirittura dinanzi alla Corte Costituzionale, una prerogativa giuridica che poi applica solo a singhiozzo e per giunta molto male”.

“Ma il peccato originale del San Cataldo – continua Pugliese – non è solo la mancanza di VIA e VAS: il nuovo mega ospedale è tutto un peccato originale. Non è un segreto che allo stato attuale delle cose non c’è neanche il progetto esecutivo, né tantomeno il bando di gara, che per inadempienza del Comune di Taranto è stato affidato a Invitalia. Inoltre, mancano completamente le dotazioni strumentali e tecnologiche, che dovranno essere appaltate successivamente alla realizzazione dell’ospedale, non si sa ancora bene con quali fondi. Così come resta un mistero come il Comune di Taranto, che notoriamente naviga, dal punto di vista economico, in pessime acque, possa finanziare le infrastrutture e le opere urbanistiche utili a rendere quantomeno accessibile e fruibile un ospedale che sarà realizzato in aperta campagna, senza collegamenti viari di sorta e senza i servizi minimi e indispensabili (acqua, gas, elettricità, fogna, ecc)”.

“Perché – si domanda Pugliese – non si agisce come nel caso del Vito Fazzi di Lecce, laddove si sta provvedendo all’ampliamento della struttura esistente per ricavare nuovi posti letto? Eppure la soluzione, a Taranto, ci sarebbe, bella e pronta: l’ospedale Moscati, proprietario del terreno circostante e dotato delle opere di urbanizzazione e dei servizi essenziali. Non si renderebbe pertanto necessaria una variante urbanistica alquanto azzardata, si ridurrebbero sensibilmente i tempi e i costi dell’operazione, senza creare disagi ai cittadini che invece, con il San Cataldo, saranno costretti a tortuosi viaggi fuori città in strade di campagna. Insomma, a fronte di un’emergenza sanitaria epocale, a Taranto si continua a puntare, con procedure discutibili, su un ospedale che nella migliore delle ipotesi vedrà la luce tra un decennio, piuttosto che puntare su soluzioni più sostenibili e veloci”.

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