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Cala del 39.7% la CIG in Puglia. “Non è un dato positivo, dimostra il fallimento del Jobs Act”

Ad aprile 2017 riduzione del 39.7% delle ore di cassa integrazione in Puglia sul precedente dato di marzo.

In termini assoluti, con una media di 8.550 lavoratori a tempo pieno coinvolti nella nostra regione nel mese di aprile, le ore autorizzate per interventi di cassa integrazione sono state complessivamente poco più di 1.4 milioni, a fronte di 2.4 milioni di ore del precedente mese di marzo 2017.

Dettagliatamente, le ore di cassa integrazione ordinaria autorizzate in Puglia ad aprile 2017 registrano un leggero calo di 0.8 punti percentuali su marzo 2017 e del 48.3% rispetto ai dodici mesi precedenti.

Poi, gli interventi di cassa integrazione straordinaria (cigs) segnano una flessione dell’11.8% su marzo 2017 e del 10.5% rispetto ad aprile 2016.

Ancora assenti dal rapporto Inps gli indici sul FIS, il fondo di integrazione salariale che in sostanza ha surrogato la cassa in deroga (che compare nei dati 2017 come effetto di trascinamento del 2016) e che dunque andrebbe a proteggere essenzialmente i lavoratori di piccole e microimprese privi di altri strumenti di tutela.

“Ancora una volta ci si trova di fronte a dati parziali – commenta Aldo Pugliese, Segretario Generale della UIL di Puglia e Bari-Bat – che non permettono pertanto una lettura organica della cassa integrazione. Certamente è fonte di preoccupazione la crescita in Italia (+12% sul 2016) dei beneficiari dell’indennità di disoccupazione (Naspi) che fa presagire ad un possibile travaso da cassa integrazione a disoccupazione: in tal senso, basti pensare al superamento della cassa in deroga nonché della mobilità assieme alla riduzione di durata e all’aggravio di costi per le imprese utilizzatrici di cig. Ne deriva quanto già preannunciato dalla UIL circa gli effetti negativi del Jobs act rispetto ai nuovi e restrittivi criteri sulla cassa integrazione (d. lgs. 148/2015) che pertanto condurrebbero talune aziende ad optare purtroppo per la scorciatoia della riduzione del personale. Ed invece, viatico fondamentale ai fini di un mercato del lavoro foriero di sana e stabile occupazione passa anche da un serio investimento in politiche attive del lavoro. E, in questo senso, la sperimentazione nazionale dell’assegno di ricollocazione, che peraltro stenta a decollare, non può essere sufficiente”.

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